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Osservando
il logotipo di Osella si può notare
che i due ovali che racchiudono il
tricolore possono essere assimilati
ai famosi "catini" americani, il più
noto dei quali è quello di
Indianapolis. Il destino del noto
costruttore di Volpiano non è stato
certamente legato all'America delle
500 Miglia e della Formula Indy, ma
il fascino di queste competizioni
rimane indiscutibile.
Torino e' certamente una delle
capitali mondiali dell'automobile,
cosi' come per lungo periodo lo fu
per la moda. Anche l'attivita'
sportiva e sempre stata notevole,
per lo piu' amministrata dalle
grandi Case costruttrici, ma spinta
anche da bravissimi preparatori,
autentici artigiani delle gare in
tutte le specialita'.
La nascita della Osella e' stata
dunque una crescita spontanea,
coltivata nell'ambiente piu' adatto,
maturata in un "humus" di
idrocarburi. E' storia ancor breve
ma con radici profonde e sale
parallela a quella dell'uomo che ha
dato vita ad una vera officina da
corsa.

Dopo una intensa scuola presso
quel maestro che fu Carlo Abarth,
Enzo Osella nel 1965, insieme ad
Antonio Tomaini, intraprese una
strada che, scalino su scalino, ha
portato la giovane scuderia al
traguardo piu' ambizioso, quello
della Formula l. Un cammino compiuto
pero' con prudenza, costruito sul
lavoro e sui risultati, sui
riconoscimenti ottenuti sulle piste
di tutto il mondo, con umilta' e
serieta', senza tentare avventure.
Non ci sono "segreti" all'Osella,
ma soltanto la passione, la ricerca,
una evoluzione naturale dettata
dall'esperienza. Si puo' dire anzi
che siano stati gli stessi piloti, i
veri protagonisti dello sport dei
motori, a far maturare la Osella con
i loro consigli preziosi, con una
inimitabile serie di collaudi che
hanno portato a far conoscere un
nuovo simbolo nel regno dell'auto. |
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